Top o bottom? Da figura narrativa a curiosità morbosa
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Appena viene annunciata una nuova coppia, spesso ancora prima di conoscere la trama, i personaggi o il tono della serie, nei commenti comincia già il gioco delle ipotesi: chi sarà il top? Chi sarà il bottom?
A volte basta una foto promozionale. Il più alto viene associato a un ruolo, il più basso a un altro. Quello con lo sguardo più deciso viene letto in un modo, quello più dolce o riservato in un altro. Prima ancora che la storia abbia avuto il tempo di raccontare qualcosa, il pubblico ha già iniziato a classificare.
Ma questa abitudine non nasce dal nulla.
Per capirla bisogna tornare a due figure storiche del BL giapponese: seme – 攻め – e uke – 受け.
I termini significano letteralmente “colui che attacca” e “colui che riceve”, ma nel tempo sono diventati molto più di una semplice indicazione legata alla dinamica intima di una coppia. Nei manga, nelle novel e nelle opere BL più classiche, seme e uke erano veri e propri ruoli narrativi.
Il seme veniva rappresentato come più sicuro, più dominante, spesso più alto o più adulto. L’uke, al contrario, era frequentemente associato a tratti più delicati, emotivi, vulnerabili o giovani. Non si trattava soltanto di “chi fa cosa”, ma di una costruzione precisa del rapporto tra due personaggi.
Per anni questi codici hanno aiutato il pubblico a leggere le dinamiche interne a una storia -archetipi, modelli narrativi, strumenti riconoscibili dentro un certo linguaggio letterario e visivo.
Il problema nasce quando questi ruoli escono dalla pagina.
Con il tempo, seme e uke sono stati assorbiti dalle community internazionali e tradotti, spesso in modo più diretto, nei termini top e bottom. Ma nel passaggio qualcosa si è spostato.
Quella che in origine era una categoria narrativa ha iniziato a diventare un’etichetta da appiccicare ai personaggi, e talvolta perfino agli attori.
È qui che il discorso si fa più delicato.
Perché una cosa è riconoscere un archetipo dentro una storia. Un’altra è guardare due personaggi, o due persone reali, e ridurli immediatamente alla curiosità su ciò che potrebbero fare nella loro intimità.
Ed è proprio su questo che colpisce lo sfogo di Itsuki in The Boy and I Who Will Break Up in 100 Days.
È uno sfogo duro, forse scomodo, ma difficile da liquidare.
Perché al centro non c’è una condanna del BL, né dei fan, né del desiderio di leggere una coppia attraverso certe dinamiche. Il punto è un altro: quando la curiosità diventa quasi morbosa, quando due personaggi smettono di essere persone dentro una storia e diventano soltanto ruoli da assegnare, qualcosa si perde.
Si perde la relazione.
Si perde il percorso emotivo.
Si perde tutto ciò che dovrebbe rendere interessante una storia d’amore: il modo in cui due persone si avvicinano, si respingono, si scelgono, cambiano insieme o si feriscono.
Perché, in fondo, ha ragione a essere stanco.
Stanco di essere guardato non per ciò che prova, ma per ciò che il pubblico immagina della sua vita sessuale. Stanco di essere idolatrato non come persona, ma come metà di una fantasia. Stanco di vedere una relazione ridotta a una domanda da comment section.
Gli archetipi fanno parte della storia del BL e non vanno cancellati. Seme e uke hanno avuto un ruolo importante nella costruzione del genere, e conoscerli aiuta anche a capire da dove arrivano certe dinamiche ancora presenti nel fandom.
Ma riconoscere un codice narrativo non significa trasformarlo in una gabbia.
Forse il punto non è smettere di notare certe dinamiche.
Il punto è ricordarsi che una storia d’amore dovrebbe raccontare due persone, non soltanto due ruoli.
Autori: Banban & HaNeulChi


